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Adolescenti e sfide social: conoscere e prevenire
giovane al pc

L’adolescenza nell’era digitale

Secondo lo psicoterapeuta Matteo Lancini non è crollata l’autorità, ma l’autorevolezza genitoriale, con il rischio di un’adolescenza infantilizzata. Genitori che evitano il conflitto e trattano i figli come “trofei” finiscono per illuderli di avere diritti speciali e talenti eccezionali, senza trasmettere limiti né resilienza. Così, quando i ragazzi incontrano frustrazioni e fallimenti, spesso si rifugiano nel digitale. Le challenge online, anche le più pericolose, rispondono a bisogni profondi: creano appartenenza, fungono da rito di passaggio e permettono di costruire un’identità forte e riconosciuta, amplificata dai like e dai commenti.

Quando i “Like” Sostituiscono il Confronto

Secondo lo psicoterapeuta Matteo Lancini non è crollata l’autorità, ma l’autorevolezza genitoriale, con il rischio di un’adolescenza infantilizzata. Genitori che evitano il conflitto e trattano i figli come “trofei” finiscono per illuderli di avere diritti speciali e talenti eccezionali, senza trasmettere limiti né resilienza. Quando i ragazzi incontrano frustrazioni e fallimenti, spesso si rifugiano nel digitale. Le challenge online, anche pericolose, rispondono a bisogni profondi: creano appartenenza, fungono da rito di passaggio e permettono di costruire un’identità forte e riconosciuta, amplificata dai like e dai commenti.

Challenge Social: L’evoluzione della sfida giovanile

Il termine “challenge” (dall’inglese, “sfida”) indica un’attività da compiere, filmare e condividere online. Il fenomeno è diventato virale a metà degli anni 2010 con piattaforme come Vine, Instagram e TikTok. L’Ice Bucket Challenge del 2014, legata a un obiettivo sociale, ha mostrato al mondo la potenza delle sfide virali. Oggi, accanto a sfide creative o innocue, ne esistono di estreme e pericolose, talvolta mortali.

Le più note e rischiose includono: la cicatrice francese, che lascia segni permanenti sulla pelle; la blackout challenge, che provoca soffocamento con rischi di danni cerebrali o morte; il planking, stendersi rigidi in luoghi estremi; il balconing, lanciarsi dai balconi degli hotel; la cinnamon challenge, ingerire cannella secca; e la tide pod challenge, mordere capsule di detersivo con conseguenze chimiche e tossiche gravissime.

La platea online amplifica il bisogno di visibilità e appartenenza. Una prova che in contesto locale avrebbe pubblico limitato, sui social diventa virale, spingendo i ragazzi a cimentarsi in sfide estreme per un effimero riconoscimento digitale.

Ruolo dei Genitori: Guida, non Censura

La comprensione e la prevenzione passano per il ruolo genitoriale, che non deve più essere di censura, ma di guida. È fondamentale innanzitutto che i genitori si informino, familiarizzando con i social network e le loro dinamiche. Un approccio giudicante è inutile; per questo è essenziale costruire un dialogo aperto e onesto che permetta al ragazzo di confidarsi liberamente. Questo processo, definito “self-disclosure”, si basa sulla capacità di creare un ambiente sicuro in cui i figli possano parlare delle loro esperienze online senza paura di essere rimproverati. Infine, è cruciale monitorare lo stato emotivo dei propri figli, osservando attentamente segnali di disagio come ansia, irritabilità, problemi a scuola o una riluttanza a parlare della propria vita online. Questi possono essere un campanello d’allarme per intervenire in modo costruttivo.

L’adolescenza continua a essere un’epoca di esplorazione, ma il contesto è profondamente mutato. Le piattaforme social non sono solo uno svago, ma sono diventate lo specchio in cui l’adolescente cerca disperatamente di ritrovare se stesso.

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